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Regione | 11 agosto 2019, 19:00

Rimpatrio volontario dei migranti: in Piemonte un progetto pilota

CONTRIBUTI PER PROGETTI DI SVILUPPO ECONOMICO E APERTURA DI ATTIVITA' LAVORATIVE NEI PAESI DI ORIGINE

Rimpatrio volontario dei migranti: in Piemonte un progetto pilota

Un progetto pilota per favorire il rimpatrio volontario dei migranti attraverso progetti che ne consentano il reinserimento nel tessuto sociale e produttivo dei paesi di origine. In pratica un progetto che, a fronte di un sostegno economico per l’avvio di una attività lavorativa, impegni il migrante a tornare nella terra di origne. 

E' sostanzialmente questo il contenuto di un protocollo firmato venerdì mattina a Torino da presidente della Regione, Alberto Cirio, dal sottosegretario del Ministero agli Interni Nicola Molteni, dl capo Dipartimento per Libertà civili e l’Immigrazione Michele di Bari e dai Prefetti piemontesi.

“Il tema dell’immigrazione è prioritario per la nostra regione e oggi abbiamo avviato un progetto che ci permetterà di incentivare il rimpatrio dei migranti presenti in Piemonte - dice Cirio -. Il documento sancisce un modello innovativo di intervento a regia regionale, in partenariato con Prefetture, Enti Locali, organizzazioni internazionali ed enti di riferimento del settore. La Regione infatti coordinerà un Tavolo di concertazione territoriale per incentivare i rimpatri volontari dei migranti presenti in Piemonte, attraverso il finanziamento di progetti per il loro reinserimento lavorativo". 

Il Piemonte è la seconda regione, dopo il Friuli Venezia Giulia, a sottoscrivere questo tipo di sperimentazione, che sarà finanziata per il 50% con risorse europee (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione – Fami) e per il 50% dal Ministero degli Interni.

“È importante come nel caso dell’ex Moi sgomberare le occupazioni abusive, ma allo stesso tempo servono misure concrete per gestire la situazione anche dopo, altrimenti si rischia solo di spostare il problema da un posto all’altro - aggiunge Cirio -. Questo progetto è una sperimentazione importante perché non dà un sussidio economico fine a se stesso, ma crea le condizioni perché un migrante possa tornare a casa e poi avere realmente le opportunità per restarci. Diciamo spesso “aiutiamoli a casa loro”, ma poi non lo facciamo. Questa volta invece alle parole seguono i fatti, anche attraverso le risorse di quell’Europa che troppo spesso ha lasciato solo il nostro Paese nel gestire un problema che, però, non è solo italiano. Il Piemonte è una terra solidale, ma la solidarietà deve sempre andare di pari passo con la legalità”.

“Con questa firma – afferma l’assessore alla Sicurezza Fabrizio Ricca - cambia il paradigma utilizzato fino a oggi sul tema della gestione dell’immigrazione: non più soldi per far restare gli immigrati sul nostro territorio, ma incentivi per farli tornare nel loro Paese. Il rimpatrio volontario, insieme ad altri strumenti, può essere un tassello in più per mettere ordine in una crisi migratoria che per troppo tempo non è stata gestita”.

Il primo banco di prova potrebbe essere rappresentato dall'ex Moi, ma sarà solo il tempo, ovviamente, a dire se questa è una strada praticabile per fermare i viaggi della disperazione.

Dal nostro corrispondente a Vercelli

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