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Cronaca | 07 giugno 2019, 20:10

Omicidio Novara, Quarto Grado incontra il padre di Nicolas: "Mai stato violento, ma se ha sbagliato pagherà"

La troupe di Rete 4 ha incontrato l'uomo ieri pomeriggio, 6 giugno, nella sua abitazione di Biella. Dal suo racconto emergono dettagli diversi e contrastanti rispetto a quanto raccontato dalla madre, nei giorni scorsi intervistata dai giornalisti di Pomeriggio Cinque

Omicidio Novara, Quarto Grado incontra il padre di Nicolas: "Mai stato violento, ma se ha sbagliato pagherà"

"Quando ho saputo di Leonardo mi è caduto il mondo addosso, non potevo crederci". Parla amareggiato e commosso il padre naturale del biellese Nicolas Musi, accusato dell'omicidio del piccolo Leonardo Russo, bambino di 20 mesi assassinato a Novara lo scorso 23 maggio. Davanti alle telecamere di Quarto Grado, il programma di Rete 4 la cui troupe ieri pomeriggio, 6 giugno, lo ha intervistato nella sua abitazione, l'uomo decide di restare nell'anonimato.

Il 23enne Nicolas, compagno della mamma di Leonardo, Gaia Russo, non porta il suo cognome: "Quando sua mamma è rimasta incinta di lui era sposata con un altro uomo - spiega il padre biologico - ma il marito lo ha riconosciuto e per questo Nicolas ha il suo cognome. Mio figlio non è mai stato un violento. Non mi ha mai dato modo di pensare che lo fosse, era molto legato ai miei figli (quelli avuti dall'attuale moglie, ndr) e anche nei loro confronti non ha mai mostrato comportamenti strani, anzi, loro stessi lo cercavano sempre".

Dal racconto dell'uomo emerge che quella di Nicolas è sempre stata una vita travagliata: "La vittima era lui - racconta il padre - i parenti della madre e il compagno lo hanno sempre maltrattato e picchiato, perché sapevano che è mio figlio. Quello che sua madre ha raccontato è falso: lui non ha mai fatto del male a nessuno, minacciava a parole ma di fatto poi non agiva. La famiglia della madre lo ha sempre maltrattato: gli sfregavano la paglietta in faccia, gli hanno bruciato i piedi con l'alcol, lo prendevano a botte in testa. Lo hanno lasciato in una cosa senza luce né acqua, con una coperta per dormire per terra. Quando l'hanno operato di appendicite lo hanno lasciato senza vestiti in ospedale. Gli ho portato io tutto ciò che gli serviva". Storie di violenza domestica che anche una delle zie di Nicolas, tra le più vicine a lui e alla famiglia della madre, avrebbe confermato.

A 14 anni il giovane è stato trasferito in una comunità del Biellese, dalla quale è poi scappato: "Da quel momento - racconta ancora il padre naturale a Quarto Grado - ho potuto stargli più vicino. Mi ha raccontato tutto, tutto quello che aveva subito. Era passato per violento perché a volte il compagno della madre la picchiava e lui si metteva in mezzo per difenderla. Più volte ho provato a denunciare ciò che stava accadendo ma avevo le mani legate, perché davanti alla legge non siamo parenti, non abbiamo nessun legame. Sapevo che ultimamente faceva uso di cannabis: da subito gli ho mostrato il mio disaccordo, gli dicevo di mettere la testa a posto. L'ultima volta in cui l'ho sentito è stato a Pasqua, mi ha detto che sarebbe diventato papà, che era felice. Poi non ho più avuto sue notizie: di Leonardo l'ho scoperto al telegiornale. Forse se gli avessi dato il mio cognome non saremmo qui a parlarne".

Quella del padre non vuole essere una giustificazione: "Se davvero è stato lui pagherà per ciò che ha fatto. Ciò che ha subito non c'entra, non può essere giustificato un gesto del genere, ma faccio fatica a credere sia stato lui. Non so cosa pensare. Se ce l'avessi qui gli chiederei cos'è successo e perché non ha chiesto aiuto se aveva problemi. Sua madre ha dichiarato che Nicolas è un mostro - conclude - ma un mostro lo ha fatto diventare lei e io non ho mai potuto fare nulla. Non giustifico il gesto e se fosse lui il colpevole sarebbe difficile da accettare, ma non lo abbandonerei. I figli non si abbandonano mai".

Dal nostro corrispondente a Biella

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